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"Alle radici della Storia", Maria Attanasio racconta "La rosa inversa"

  • Immagine del redattore: Terrazza d'Autore
    Terrazza d'Autore
  • 30 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

«Il potere è sempre all'erta ed è capace di continue reinvenzioni». Maria Attanasio lo scrive in apertura de "La rosa inversa", il suo romanzo finalista al Premio Strega 2026. E sul palco del Teatro comunale "On. Nino Croce" di Valderice, quella frase è tornata come un filo che teneva insieme il Settecento dei suoi personaggi e il nostro presente.


Terzo appuntamento della XXI edizione di Terrazza d'Autore, il dialogo condotto da Stefania La Via ha messo al centro della conversazione il romanzo che prende forma da un manoscritto rimasto nascosto per un secolo e da una stanza segreta ritrovata in un antico palazzo nobiliare. Da qui si sviluppa la vicenda di Ruggero, la sua ribellione contro l'autorità paterna e poi contro il rigore di un collegio gesuita, fino all'incontro con l'Illuminismo e con le idee rivoluzionarie che lo porteranno a scontrarsi apertamente con il potere costituito. Una storia nella quale il passato non viene mai raccontato come semplice ricostruzione di eventi, ma come uno specchio attraverso il quale leggere il presente. 


Accostata da tempo a Leonardo Sciascia per il suo rigoroso metodo di lavoro, Maria Attanasio ha raccontato una scrittura che nasce quasi sempre dall'incontro con documenti dimenticati, cronache, atti notarili e giudiziari, frammenti di vite rimaste ai margini della Storiaufficiale. Per l'autrice, infatti, l'archivio non è un luogo immobile, un deposito di carte ormai prive di significato, ma uno spazio vivo nel quale continuano a respirare persone, vicende e destini che attendono ancora di essere ascoltati. E lì, nell'enigma che nemmeno l'archivio riesce del tutto a sciogliere, si apre lo spazio dell'invenzione letteraria: non per riempire un vuoto con la fantasia, ma per completare con la verità della scrittura ciò che i documenti lasciano solo intuire.


Lo stesso metodo, applicato alle vite minori, diventa in Attanasio quasi un atto di responsabilità. "Piccole cronache", le chiama lei, di personaggi marginali o dimenticati che nella sua scrittura si allargano fino a farsi universali. Donne, subalterni, eretici: chi non ha avuto voce nella Storia scritta dai vincitori la trova, secoli dopo, in queste pagine. La stessa autrice parla di "giustizia postuma": una giustizia che i tribunali non hanno saputo o voluto rendere, e che la letteratura prova a restituire, tardi ma non troppo tardi.

Un passaggio dell'incontro si è soffermato sulle tre donne del romanzo, ciascuna segnata da un destino che aveva inizialmente cercato di rifiutare e da cui, in modi diversi, è stata comunque raggiunta. "Il potere resta sempre maschile e del maschile", scrive Attanasio nel libro: una frase che, detta ad alta voce in teatro, ha avuto il sapore di una domanda rivolta al presente più che di un'osservazione sul passato. Quanto, di quella dinamica, appartiene ancora all'oggi?


Il pubblico ha potuto misurarlo da sé, ascoltando come la Sicilia raccontata da Attanasio – mai semplice sfondo geografico, sempre chiave di lettura universale – continui a restituire, a distanza di secoli, le stesse domande su chi decide, chi subisce, chi resiste.


Sulla resistenza, appunto, la serata ha trovato il suo momento più personale. Attanasio ha parlato apertamente dell'inquietudine di vivere un tempo che credeva ormai alle spalle: il ritorno dei fascismi, delle guerre, della verità manipolata, confezionata a tavolino. «Io non avrei mai creduto di dover vivere questi tempi - ha detto - la mia generazione non aveva messo in conto tutto questo: dobbiamo resistere in qualche modo, ognuno con le proprie armi. Io con la parola». La parola continua quindi ad essere lo strumento più efficace contro l'oblio, la sopraffazione e ogni forma di potere che tenta di imporre una sola versione della realtà.


Le letture di alcuni brani del libro, affidate alla voce di Giampiero Montanti, intrecciate al dialogo condotto da Stefania La Via, hanno reso ancora più concreta quella parola: densa, elegante, quasi scolpita, mai disgiunta dall'anima di poeta dell'autrice.


Tra i temi trattati anche quello della Sicilia, mai ridotta a semplice scenario geografico delle sue opere. Nella narrativa di Maria Attanasio l'Isola diventa, piuttosto, il luogo simbolico in cui si confrontano continuamente potere e giustizia, autorità e libertà, ragione e dogma. Una terra concreta e insieme universale, nella quale le vicende del passato parlano direttamente all'uomo contemporaneo, mostrando come le dinamiche del dominio e della ricerca della verità attraversino ogni epoca. 


A fine serata resta un'idea più larga della trama stessa del romanzo: che il potere, capace di reinventarsi in ogni epoca, trova nella scrittura uno dei pochi avversari altrettanto ostinati e che la grande Storia, quella con la maiuscola, non è fatta solo dei nomi che i libri ricordano, ma soprattutto dalle vite che sembrano invisibili. Darvi voce, oggi come ieri, non è un esercizio letterario: è un modo per capire il presente e, forse, per immaginare un futuro un po' più giusto.

 

Qui il podcast integrale


Qui la galleria ufficiale di foto 


Qui la clip video che racconta l'atmosfera dell'incontro

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